Per la dignità della madre dell'uovo (anche pasquale)
Chi sono Una porta socchiusa :-)
Vivo in un quadro di Van Gogh, in mezzo a un campo di grano sotto un cielo blu e nuvole grandi e ricciolute, con tanto silenzio.
Il Canada orientale non sara' forse spettacolare come quello occidentale, ma riserva comunque grandissime emozioni. A due ore di macchina dalla città di Québec, si entra nell'alveo del fiume Saint Laurent dove passano le balene. Il whalewatching, cioe' il safari fotografico per vedere le balene che escono in superficie e respirano, e' diventato una risorsa per tanti paesini dove i pescatori non possono piu' pescare il merluzzo.
Uno di questi paesini e' Tadoussac, in una regione che si chiama Saguenay.
Dico la verita', la prima notte in un motel ero alquanto perplessa dalle luci al neon che decorano tutto e a me sanno tanto da bordello di quart'ordine. Ma insomma, all'interno sono piu' belli di una camera d'albergo. E il paese di giorno e' proprio carino. La guida Lonely Planet consigliava una barca piccola, detta "Zodiac", perché è più agile nell'acqua e si possono effettivamente rincorrere le balene, siamo stati fortunati, incappando in un capitano simpaticissimo a cui piaceva con ogni evidenza di farci inzuppare con grandi virate.
Ma era bravo e ci ha spiegato come fare per riconoscere una balena a distanza. Un'ora circa di rincorse e chiamate in ricetrasmittente con i colleghi, alla fine uno di noi vede il caratteristico spruzzo d'acqua. Lo Zodiac e' partito con una gran corsa, che apparentemente non irrita la balena.
Ci spiegavano che in quella zona ce ne sono almeno 3 o 4 tipi. Alcune di loro amano le barche e ci corrono incontro, per giocare con la chiglia. Per correttezza, dopo ogni avvistamento, il capitano chiama i colleghi, attirando altri Zodiac
Oggi in treno ho realizzato di essere tornata in Europa quando ho sentito il dialogo seguente fra un'anziana e il controllore del treno:
A- Signore, ma i bagni sono tutti nuovi? Che belli!
C- E' tutto il treno che e' nuovo signora.
A- Ma che bello! Qualche tempo fa era un disastro.
C- Eh sì. Speriamo che resista, ci sono tanti vandali in giro che rovinano i treni e fanno danni.
A- E che persone sono?Stranieri? C- No, no, signora, sono giovanotti nostri.
A- Dice?
C- Gli stranieri magari entrano senza biglietto, ma i danni ai treni, li fanno i nostri ragazzotti che tornano da scuola. Non ho mai, mai mai visto uno straniero fare danni a un treno.
A- Sara'... E' che forse gli stranieri non rovinano i treni, ma fanno di molto peggio.
Il controllore ci ha rinunciato. Sono pronta a scommettere che magari ha un figlio adottato all'estero. La nonnina somigliava tanto alla vecchietta inglese che una volta non mi ha lasciato passare con la valigia in treno, benché glielo avessi chiesto educatamente, ma si è girata verso la vicina e le ha detto in mia presenza (tanto gli stranieri non capiscono niente)
"Foreigners are so disgusting with their clothes".
Giuro, le avrei sputato in un occhio. Quand'e' che l'Italia e' diventata così?
No, non ho avuto esperienza diretta degli ospedali americani, perché l'infezione all'occhio me la sono presa in New Brunswick (CANADA).
A parte che era stato proprio il film di Michael Moore a ricordarmi che prima di partire dovevo fare l'assicurazione sanitaria (ormai per girare in Europa non devo pensare piu' a niente, cosa che semplifica non poco la vita), ma gia' prima che uscisse il film di Moore una mia amica pediatra a Bergamo mi raccontava di tanti italiani emigrati ma non ancora cittadini che tornavano dagli USA per farsi fare una semplice tac. Il motivo fondamentale per cui non potrei MAI pensare di emigrare negli U.S.A. (e quindi ho risposto "Absolutely not" all'ufficiale federale ) e' che lì una persona viene trattata come un'automobile, che alla prima ammaccatura perde di valore.
Insomma, in auto con il mio Marlon Brando comincia a farmi male l'occhio destro. Mi tolgo la lente a contatto che portavo dal mattino e sull'occhio noto un sacco di cose strane, di cui vi risparmio la descrizione magari state bevendo il te' mentre leggete, o chessoio.
Prendo paura e con Marlon decidiamo di andare in ospedale. Ma siamo ancora in autostrada verso una citta' nuova, Moncton, per cui l'ospedale e' innanzitutto da trovare. Un poliziotto molto gentile che parla inglese, forse sentendo il mio accento, mi domanda se parlo francese e mi manda all'ospedale dove si parla francese (in NB e' tutto bilingue). Quindi arriviamo, entriamo in pronto soccorso, e trovo la seguente situazione:
- questo affarino qui
come al supermercato, stacchi il numero e ti presenti da un'infermiera che ti riceve in uno studio all'entrata, prende i tuoi dati e i parametri vitali (febbre, polso ecc.)
- dopodiché trasmette il tuo dossier ad un'altra infermiera, che ti domanda il nome di battesimo di tua madre (?) e un numero di telefono da contattare per urgenze. Poi siccome non sei cittadino canadese, paghi se vuoi effettuare una visita, 170 ca$, tasse incluse
(perché bisogna sapere che in Canada per ogni cosa che compri devi calcolare il 7% in piu' di tasse federali, X % in piu' di tasse provinciali, piu' la mancia per il cameriere se sei al ristorante; di che esercitare la matematica)
- espletate queste pratiche burocratiche, ti mettono un braccialettino al polso con una targhetta a barre come i neonati
- poi sei pronto per la sala d'attesa.
Lì aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
...
...
Dopo un'ora e mezza d'attesa, inizi a fare conoscenza con i compagni di sventura. Capisci che entra una persona ogni 30-40 minuti. E aspetti, che neanche il vaporetto a San Marco.
...
...
...
Dopo 2 ore d'attesa il Marlon Brando insiste per andare a chiedere all'infermiera quanto ci vorra' ancora. Mente spudoratamente dicendo che abbiamo prenotato un albergo per cui non c'e' portineria aperta di notte, e l'infermiera lo porta in un'altra stanza dove c'e' un computer, gli stampa una lista di alberghi 24 ore e una mappa della citta'. Gentile e disponibilissima.
E aspetti. In fondo l'infermiera ha preso i parametri vitali per cui se stessi per morire, mi avrebbero chiamata.
...
...
Dopo 3 ore e mezza d'attesa , chiamano il tuo nome. Quindi pensi: e' fatta!
Ti fanno entrare in un piccolo studio dove c'e' una sedia e un letto.
E lì aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
Aspetti.
A un certo punto il Marlon Brando non ce la fa piu' e svicola dentro il pronto soccorso per prestare soccorso morale. Finendo con sciogliersi sul pavimento dal sonno.
Dopo un'altra ora di attesa, per un totale di 4 ore e mezza, arriva una dottoressa giovanissima e molto gentile, tutta sorpresa di trovarsi davanti un'europea che parla francese pur non venendo dalla Francia e che sta in Canada solo un mese. Mi visita, mi fa una diagnosi e mi prescrive le medicine. Talmente carina e sorridente che pensi che e' valsa la pena aspettare tanto.
Usciamo all'una di notte, con i bagagli da portare in albergo, medicine provvisorie e un braccialetto di carta come trofeo.
Oddio se quello che conta e' la velocita' del soccorso, ora capisco perché gli americani non vogliono il servizio pubblico.
Tuttavia questa trovata del test all'entrata mette l'animo tranquillo. Ma lo fanno a Moncton, provincia del New Brunswick. In un'altra citta' come Montréal, di un'altra provincia, Québec, mi hanno detto che a Montréal il rilevamento dei parametri vitali non lo fanno. Recentemente un ragazzo e' morto in sala d'attesa perché aveva una ferita alla caviglia giudicata non grave mentre e' uscito moltissimo sangue nel tempo di attesa...
E' anche bello rendersi conto che la nostra sanita' fa molto meno schifo di quel che pensiamo.
Qui è possibile arrivare ad una spiaggia sommersa dalla nebbia ad agosto, trovarla piena di bagnanti e gabbiani giganti, e beccarsi una ustionata fenomenale O___o
Devo dire che stando qui alcuni misteri diventano piu' comprensibili: Madonna, l'hip-hop, i cow-boys che suonano nudi sulla 5th Avenue, e Homer Simpson.
Mi trovo a casa di una famiglia americana in un quartiere residenziale a Long Island, tutte con la loro bandiera davanti a casa. C'è da dire che dopo Nassirya anche da noi si comincia a farlo. In un certo senso, a me piace questa cosa, perché trovo abbastanza incivile un paese che mette fuori la bandiera per i mondiali di calcio e non alle feste nazionali. Per ragioni che non sto a spiegare mi trovo con un gruppo di seminaristi, uno dei quali è parente. Il padre di famiglia si mette a parlare con me del tempo e dell'ustionata che mi son presa, mi domanda del mio lavoro, dice che i libri non fanno per lui. Poi si gira e mi fa "What is theology?" I libri di geografia delle elementari spiegano che gli Indiani, gli Africani, i Cinesi... non sono cattivi. E' che li disegnano cosi. Ecco, mi verrebbe da dire questo degli Americani. Dello stato di New York mi sto facendo l'idea di persone molto accoglienti e sorridenti, non me lo aspettavo. Sentendo che sono turista, negozianti, autisti del bus, passanti mi danno il benvenuto. E sono molto pazienti. Si lo so che non lo sarebbero altrettanto se dicessi che sono immigrata. Ma io vengo da Venezia, e quando incontrano un turista i Veneziani poco ci manca che gli sputino in un occhio.
Qui diventano più comprensibili le produzioni artistiche, che ci arrivano in Europa fuori contesto. E' bello ascoltare Johnny Cash. Per chi non avesse visto il film "Walk the Line", la sua con June Carter è forse la piu' bella storia d'amore che conosco.
Dopo una cocente delusione, si rischia di diventare cinici. Ora che sono con Marlon pero', non rido piu' di chi pensa che l'amore puo' veramente guarire; anche il male di vivere di uno come Johnny Cash.