Sul lavoro? Sembra di essere dentro a un gioco dell'oca. Dopo il taglio dei finanziamenti e la cancellazione della SSIS decretati a fine luglio 2008, per agosto 2009 si prevede: l'eliminazione delle Facoltà; la ridefinizione dei settori disciplinari; l'istituzione dei nuovi corsi di formazione per insegnanti. Gli atenei devono ricominciare daccapo la programmazione, che avevano appena finito di elaborare a maggio scorso. Dato che agosto è l'unico mese dell'anno in cui i docenti possono assentarsi dall'università senza giustificarsi, se ne parlerà a settembre.
I colleghi stranieri che hanno la ventura di lavorare nel mio ateneo fanno fatica a crederci. Una francese, mamma, mi dice che da lei a ogni inizio di anno scolastico ti dicono la data esatta d'inizio dell'anno scolastico successivo, e non era mai riuscita a capire, fino ad oggi, perché in Italia questo non succede. Un inglese è diventato grafomane, ci riempie di documenti sulle "risposte da dare agli studenti". Mi fa specialmente tenerezza una professoressa austriaca dolcissima, che si guarda intorno ripetendo: "Non è possibile, non è possibile, non è possibile programmare un corso in venti giorni, ad agosto". Noi italiani ci guardiamo, ci scambiamo sorrisi d'intesa. Pensiamo tutti la stessa cosa. "Certo che non è possibile. Ma nella tua austricità non puoi nemmeno concepire che è quello che vogliono: che 8 atenei su 10 non combinino nulla, in modo che il MIUR possa risparmiare sui costi di attivazione, e soprattutto: vuoi mettere la soddisfazione di metterci tutti nella posizione di fare brutta figura, e poter dire: eccoli, i docenti fannulloni?".
Si parla sempre del rapporto dei cittadini con lo Stato. Meno del rapporto che lo Stato ha con i suoi cittadini. La mostruosa normalità italiana è che Stato e cittadini tirino a fregarsi l'un l'altro. E perdono entrambi.
Il bimbo ha cominciato a farsi sentire. Mi sembra di avere un uccellino nella pancia. Che si sveglia specialmente dopo pranzo e dopo cena, sembra che senta i sapori. E un'ala frulla proprio sotto il mio ombelico. Gli parlo. Ma non in pubblico. Devo essere proprio un caso patologico se mi sembra che l'unica musica veramente rilassante sia il canto a tenore sardo, o i canti gutturali siberiani. Ma no è vero, io mi rilasso anche ascoltando Fatboy Slim o i Sex Pistols.... Spero di non crescerlo con qualche turba a causa di ciò... Passo le giornate ad aspettare di sentire i suoi colpi d'ala. Il tempo vola, non mi trucco più. Credo sia l'unico caso della vita in cui una donna può essere felice di vedersi grossa, e vomitare e star male volentieri.
Anche perché questo stato della gravidanza è magico. Sono tutti più gentili. Mi domando se questo stato durerà anche dopo. Le colleghe delle scienze esatte mi dicevano che i loro colleghi uomini hanno come abbassato una serranda con loro, dando per scontato che il loro cervello si sia spappolato. Per il momento, le colleghe con figli si stanno passando parola e mi prendono in disparte per farmi i complimenti a bassa voce, ridacchiando. Non ho voglia di fare proclami in pubblico. Perciò alcune colleghe le prendo a una a una e glielo dico di persona. Conoscevo molto bene la (mia) reazione di donna che desidera figli, e che sentendo che una è rimasta incinta fa i lucciconi agli occhi ed è felice, sì, per l'altra, ma sente anche una fitta dentro. E vedendo i lucciconi agli occhi delle mie colleghe 36-45enni, penso di capire come si sentono.
La frase che mi sto sentendo ripetere più spesso dai miei colleghi con figli, anche dal mio capo che è fresco di due, è "Lei non si rende conto di quello che La aspetta". Non so dire se mi piace o meno. Per il momento mi godo la sensazione, e aspetto quei tre magici mesi in cui potrò scegliere la corsia preferenziale alle casse dei supermercati.
Ovviamente nessuno può rendersi conto che il momento in cui questo servirebbe di più sono i primi tre mesi, quando ti viene da vomitare passando per i vari banconi del pesce e del formaggio...
Ieri è venuta a ricevimento una studentessa che non aveva passato lo scritto. Era sconvolta perché si sentiva preparatissima. Solo che la prova scritta registrava il contrario. Mentre le enumeravo gli errori lei mi copriva con la voce ripetendo che studiava la mia materia con passione da anni. Ho sviluppato alcuni riflessi per nascondere l'irritazione davanti a certi comportamenti. Primo, perché non è professionale perdere le staffe. Secondo, perché stando al nord, mi faccio un punto d'onore con gli studenti meridionali o stranieri non-UE, che hanno la tendenza a risentirsi vedendo discriminazioni dappertutto. Quindi le ripeto pazientemente che il compito è un dato oggettivo, che non casca il mondo, può tornare a settembre. A un certo punto mi dice che lei frequentava l'università dell'Aquila, che non si può permettere determinati costi. Oh no. Io farei qualunque cosa per un caso del genere. Ma cambiare il risultato di uno scritto. No e poi no. Aggiunge che aveva parlato con il rettore di Ragusa. Mi sfugge il collegamento. Lei ha parlato con il rettore? In che occasione? "E' una conoscenza personale". Ah. E che le ha detto il rettore? Devo averla guardata come se mi avesse parlato del dittatore della Birmania. Non finisce il discorso, va via con un groppo in gola. Solo dopo mi viene in mente che cosa poteva significare quell'accenno, secondo la mentalità meridionale. Mi sarei dovuta spaventare e immaginare una telefonata del rettore di Ragusa in persona. Ma evidentemente trovarsi davanti una polentona tarda che non raccoglie, sfiancherebbe chiunque.
Marlon non si abituerà mai a questo paese. Sta male a pensare di dover continuare a lavorare qui. A me non piace l'idea di abbandonare la barca, mi sento appartenere a questi luoghi, li amo e desidero agire per cambiare le cose. Ma poi, guardando a occhi freddi, capisco che non ci sono margini d'azione. I magistrati antimafia spiegano che ormai l'Italia può definirsi uno Stato-mafia, come la Russia o la Colombia. La mostruosa normalità tedesca è l'ossessione della perfezione. La mostruosa normalità italiana è l'elevare a virtù la slealtà e la prepotenza. Ho paura ad andarmene, sarebbe tutto più difficile. Ma non posso imporre a Marlon un malessere che lo scava dentro, e mi piace anche l'idea che il mio bambino non viva nella prepotenza. Perciò per il nostro bene credo che spingerò Marlon ad accettare le proposte di lavoro che gli arrivano dall'estero. E se Dio vuole poi lo seguirò.




